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RENZO DE FELICE

Laureatosi nel 1955-1956 con Federico Chabod, Renzo De Felice ottenne nello stesso anno una borsa di studio presso l'Istituto Italiano per gli Studi Storici di Napoli, fondato da Benedetto Croce e diretto dallo stesso Chabod. Iscritto al PCI, nel 1956 fu tra i firmatari del celebre Manifesto dei 101, sottoscritto da intellettuali dissenzienti verso l'appoggio dato dal partito all'invasione sovietica dell'Ungheria. Insieme a molti dei firmatari del manifesto, De Felice lasciò il PCI per iscriversi al Partito Socialista Italiano. L'essere uscito dalla grande famiglia marxista era costato a De Felice alcuni anni di isolamento, sino all'incontro con la futura moglie, Livia De Ruggiero, figlia del grande storico liberale Guido De Ruggiero, scomparso nel 1948 e con il prete e studioso cattolico, don Giuseppe De Luca, che forse procurò al giovane amico qualche entratura per collaborare alla Rai. Ottenuto l'incarico di professore ordinario presso l'Università di Salerno dal 1968 al 1971, De Felice fondò nel 1970 la rivista "Storia Contemporanea" edita da Il Mulino. Nel 1972 si trasferì presso l'Università La Sapienza di Roma, ove insegnò Storia dei partiti politici alla facoltà di Lettere e poi, dal 1979, presso quella di Scienze politiche; infine, nel 1986, passò a occupare la cattedra di Storia contemporanea. Ha fatto parte del consiglio editoriale del "Journal of Contemporary History". I suoi studi, indirizzati inizialmente verso la storia moderna, si concentrarono poi su quella contemporanea (gli ebrei sotto il fascismo) e, da tale filone, scaturì l'interesse che contraddistinse più marcatamente la sua carriera di storico e che lo propose spesso all'attenzione del grande pubblico: la storia della dittatura fascista. L'interpretazione che De Felice dà del fascismo si articola su tre temi fondamentali: l'origine socialista del pensiero di Mussolini e la differenza fra il fascismo e le dittature di destra contemporanee, la distinzione fra il "fascismo movimento" e il "fascismo regime", la realizzazione di un consenso determinante a garantire stabilità e successo al regime fascista. Al di là degli elogi e delle critiche, l'interpretazione che De Felice offre del fascismo e della dittatura mussoliniana ha comunque il merito di aver suscitato una nuova stagione di studi e riflessioni sul fascismo. Quando De Felice pubblicò il primo volume della monumentale biografia di Mussolini, la storiografia e la cultura italiane erano divise da barriere ancora molto rigide e lo storico venne accusato da sinistra di giustificare il fascismo. D'altra parte, le sue ricerche, poi riconosciute da buona parte degli accademici come generalmente serie e scrupolosamente documentate, furono spesso piegate (con evidenti forzature delle tesi defeliciane) dai seguaci delle teorie revisionistiche al fine di negare le responsabilità  storiche del fascismo. Il mondo antifascista reagì accomunando spesso i teorici del revisionismo con il loro presunto ispiratore, il quale reagì da una parte ribadendo le sue tesi in libri discussi ma sempre di tono "scientifico", dall'altra, soprattutto negli articoli che pubblicò su Il Giornale, o in alcune interviste rilasciate a Giuliano Ferrara, sul Corriere della Sera, utilizzando il mezzo giornalistico per aprire il dibattito sul fascismo a un pubblico non di soli specialisti.


CURATELE


Giovanni Huss. Il veridico

Collana: Nostos
Autori: Mussolini Benito
10.00




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