Descrizione
Chi è davvero Adolf Eichmann? Un mostro o un uomo qualunque, capace di compiere il male senza accorgersene? Fratello Eichmann, l’ultima opera di Heinar Kipphardt, mette in scena il processo al burocrate della Shoah per interrogare proprio questa allarmante ambiguità. Figura paradigmatica della banalità del male, secondo la celebre lettura di Hannah Arendt, Eichmann incarna la colpa impersonale dell’uomo funzionale, la rotella nell’ingranaggio, come Eichmann stesso amava definirsi: una funzione subordinata, di sconcertante normalità, che si sottrae alla responsabilità morale nascondendosi dietro il principio dell’obbedienza e del dovere. Kipphardt intreccia fedelmente le trascrizioni del processo con Analogie-Szenen, ‘scene analogiche’ che rompono la cronologia, accostando Eichmann alle violenze del presente – dal Vietnam al conflitto israelo-palestinese, dalla guerra fredda al terrorismo – mostrando come la colpa e la complicità con il male non appartengano soltanto al passato. In controluce si legge l’eco del Fratello Hitler di Thomas Mann, la sfida a riconoscere nel mostro un fratello scomodo e inquietante. Tra rigore documentario e invenzione drammatica, Fratello Eichmann è un monito contro l’indifferenza e la rimozione della memoria, contro la tentazione di credere che la colpa sia sempre ‘altrove’. Fratello Heichmann è l’invito a non distogliere lo sguardo dai meccanismi che continuano a rendere possibile il male.
