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La concessione del telefono

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  • ISBN: 9788877962652
  • Collana: Coedizioni
  • Argomento: Teatro
  • Autore: Andrea Camilleri
  • Pagine: 132

Descrizione

È questo, fra gli ultimi romanzi di Camilleri, uno dei più divertenti. Sottotitolo del romanzo potrebbe essere: “”Tutto in Sicilia è teatro””. Si tratta infatti di una specie di commedia degli equivoci e degli imbrogli, che trova la sua ambientazione ideale in un’isola, come la Sicilia, che è terra di contraddizioni, ma questa Sicilia è la Vigàta di Camilleri che diventa ogni volta metafora di un modo di essere e ragionare le cose di Sicilia. La storia è questa: L’equivoco, che ridicolmente fa da motore a tutta la storia è lo scambio tra due lettere dell’alfabeto, la M e la P. Il protagonista, Genuardi Filippo, per ottenere la concessione di una linea telefonica per uso privato, fa domanda formale al prefetto di Montelusa, denominandolo Vittorio Parascianno anziché Marascianno come in realtà il prefetto si chiama. Da qui nasce una storia complessa, in cui equivoci e imbrogli non si contano più e che coinvolge: il Genuardi, siciliano qualsiasi, e la sua famiglia; i vari apparati dello Stato, ovvero Prefettura, Questura, Pubblica Sicurezza e Benemerita Arma dei Reali Carabinieri; don Calogero Longhitano, il mafioso del paese; la Chiesa; quei compaesani, siciliani qualsiasi, che involontariamente capitano sulla strada di Pippo Genuardi. Alla fine tutti gli equivoci sembrano chiarirsi: il Genuardi è stato assolto sia dall’accusa di essere socialista che dal tentato omicidio. Reali Carabinieri, Questore, Delegato, don Lollò sono i personaggi seri del romanzo; tutti gli altri personaggi, anche il Genuardi e lo stesso don Nené, uomo onesto ed equilibrato, sono descritti, almeno una volta in atteggiamenti comici. Anche il dramma finale è filtrato nei toni della commedia. Don Nenè è visto attraverso gli occhi della moglie Lillina, che, non sapendo la causa del comportamento del marito, lo descrive come “”pazzo, i capiddri dritti, gli occhi sbaraccati””. E l’unico personaggio che avrebbe potuto esprimere dolore e solo dolore, la moglie del Genuardi e figlia di don Nenè, e che è stata interprete nel romanzo sempre di episodi comici, nel finale non è nominata. Il romanzo, nella sua complessità è stato rispettato anche nella riduzione che da questo è nata. Il carattere affascinante di questo progetto, posto essenzialmente sulla novità del testo e della sua possibile realizzazione, si sposa tutt’uno con la possibilità di ricercare strade sempre nuove e diverse per la drammaturgia contemporanea. Il Teatro è di per sé un genere eteroclito. Esso può comprendere e assimilare in sé anche altri generi senza per questo snaturare la sua efficacia ed il suo valore. Quando poi, come in questo caso, si è di fronte ad una forma narrativa che invita il lettore a dar corpo ai personaggi, privilegiando il parlato e non la descrizione, ecco che il Teatro si trova ad agire su un campo molto familiare. La parola, ed il giuoco che con essa e di essa è possibile intraprendere, fa di questo testo un oggetto naturale da essere iniziato e elaborato all’interno di un’alchimia teatrale vitale e creativa. Altro aspetto è quello della lingua di Camilleri. Una lingua personale, originalissima, che calca e ricalca, in una divertita e teatralissima sinfonia di parlate una meravigliosa sicilitudine linguistica, fatta di neologismi, di sintassi travestita, di modi d’uso linguistico ricalcati dal dialetto che esaltano la recitazione di possibili attori pensati a prestare i panni al mondo dei personaggi camilleriani. L’idea di una riduzione per il teatro ha trovato lo scrittore Andrea Camilleri entusiasta, anche se allo stesso tempo cauto. Lui, uomo di teatro oltre che scrittore, sa bene quanto la parola parlata, a teatro, rischi di rubare alla parola scritta del romanzo. E’ nata così una fiduciosa collaborazione con il regista che propone il progetto, legando strettamente la riduzione alla sua messa in scena, in modo che la peculiarità narrativa del romanzo non soccomba all’importanza della rappresentazione; e che alle leggi della scena, non si sottomettano, solo per convenienza, i liberi percorsi della scrittura letteraria. Si è curato invece il principio per il quale il Teatro può farsi sentinella vigile e attenta di un tesoro prezioso, quale il romanzo è, restituendolo alla scena con l’amore e la fiducia con cui si accompagna ad un ballo una timida innamorata.




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