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Il positivismo italiano: una questione chiusa?

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Il positivismo italiano è stato di solito un ottimo sparring partner per ben più agguerriti e robusti lottatori teoretici che, nel prendere le distanze da esso, hanno trovato anche l’occasione per caratterizzare in modo originale la propria prospettiva: l’idealismo prima, il marxismo poi, ed insieme ad essi tutta una serie di correnti che hanno segnato la storia della filosofia italiana dall’Unità ad oggi (spiritualismo, neotomismo, esistenzialismo, per finire con l’ermeneutica), hanno contribuito in modo convergente a creare una “cattiva stampa” del positivismo italiano, magari per contrapporgli più nobili e degni parenti di schiatta europea. Eppure il positivismo italiano non solo ha avuto una funzione fonda­mentale nella costruzione della nuova Italia, dopo il Risorgimento, definen­done i tratti di laicità, ma ha anche inciso sulla cultura italiana in modi sottili e spesso scarsamente considerati, ad esempio in campo pedagogico, giuridico e storiografico. Non solo, ma prima che la sua «spinta propulsiva» si esaurisse per la concorrenza di ben più saldi indirizzi di pensiero, esso era pie­namente inserito nel dibattito europeo sulla filosofia scientifica e riusciva ad entrare in sintonia con correnti che in seguito riveleranno tutta la loro vita­lità  (come il pragmatismo o il neopositivismo). Sicchè spesso ci si è chiesti, al di là  della riconosciuta arretratezza industriale dell’Italia di quei decenni, il perchè della sua poca fortuna e donde derivasse la sua fragile complessione teoretica, incapace di gettare semi che fruttificassero in modo durevole e non rapsodico. Colpa del sempre incriminato idealismo’ Chiusura culturale del periodo fascista’ Egemonia marxista nel dopoguerra’

Ed è stato appunto intorno alla domanda se sia ormai il positivismo una questione chiusa, da consegnare alle polverose scaffalature in cui vengono di solito collocati nelle biblioteche i libri ormai non più richiesti e che non hanno più nulla da dire alla contemporaneità, che si sono raccolti, in un convegno tenutosi a Catania nel settembre del 2007, i migliori studiosi del positivismo italiano e dell’epoca che lo vide protagonista. Le risposte e le relazioni che sono raccolte in questo volume hanno fatto ritenere opportuna la provocazione.




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