La crisi familiare oggi


Autori: Mara Massai,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Formazione e Società
Genere:
Data di pubblicazione: 2008
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 260
ISBN: 978-88-7796-395-6

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Abstract 

L’ultimo decennio del secolo scorso è stato caratterizzato da un notevole incremento di fenomeni omicidiari nell’ambito della famiglia . In particolare , in questa ricerca l’attenzione è andata ad un particolare crimine intrafamiliare, il genitoricidio/parenticidio, analizzato a partire dall’ampia casistica che nel periodo considerato ha affollato la cronaca nera e sconvolto gli orizzonti di una vasta parte dell’opinione pubblica, non solo per la concentrazione numerica dei casi verificatisi nel periodo considerato e per l’efferatezza delle modalità omicidiarie , ma soprattutto per la caratteristica, comune a quasi tutti i fenomeni di genitoricidio analizzati, dell’assenza di un movente evidente, ricollegabile alle spinte pulsionali omicidiarie. I casi di E. De Nardo e P. Maso, presi in esame come emblematici dell’universo di riferimento , ad una più attenta analisi criminologia hanno rivelato che sedimentazioni profonde di conflittualità ed incomprensioni familiari reali o percepite nei vissuti evolutivi di soggetti con personalità problematiche , possono generare, e di fatto in questi casi generano, in tali soggetti spinte pulsionali omicidiarie, di particolare violenza,  sostenute, anziché da un movente razionale, da motivazioni inconscie , riferibili ad una forma di reattività irrazionale che scaturisce da sentimenti ostili a lungo repressi . La concomitanza di una sorta di anestesia dei sentimenti , tipica degli adolescenti del terzo millennio e la propensione, sempre  più crescente, all’uso di sostanze stupefacenti , divenuta distintiva di uno status socio-economico tipico delle società occidentali globalizzate , favoriscono ed aumentano il senso di malessere personale, talvolta fino all’esplosione omicidiaria . Modelli come quello messo a punto nella fase della spendibilità progettuale di questa ricerca nell’ambito di programmi di  protezione/prevenzione primaria, così tanto invocata ma altrettanto poco praticata,  rappresenterebbe forse l’unica possibilità di cogliere ex ante come “recupero preventivo” i segnali di allarme di disagi che si manifestano  sempre a livello individuale, così come emerso nello studio condotto e che meritano di essere accolti e considerati ed interpretati, prima di diventare materia ed oggetto di indagine criminale.

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