Infezioni e tumori da papillomavirus


Autori: Giovanni Tringali,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Irma
Genere:
Data di pubblicazione: 2006
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 74
ISBN: 978-88-7796-260-7

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Abstract 

Il testo descrive le caratteristiche del papillomavirus, l’oncogenesi HPV-indotta e gli esami di recente introduzione per diagnosticare le infezioni sostenute da HPV e prevenire l’insorgenza dei tumori correlati a questo virus. Il Papillomavirus rappresenta un agente virale sessualmente trasmesso parecchio diffuso tra la popolazione, spesso sottovalutato da medici di medicina generale e da ginecologi ed urologi a causa di difficoltà diagnostiche che in passato relegavano la ricerca di questo virus a pochissimi centri specializzati. Il 2% della popolazione femminile presenta sintomi clinici d'infezioni da HPV. Si calcola che l’80% delle donne abbia avuto contatti con tale agente infettivo del quale oggi si conoscono più di 100 genotipi diversi, differenti tra loro sia per la sequenza del DNA che per il rischio di indurre papillomi e displasie che nel tempo possono evolvere fino al carcinoma invasivo. Oggi è scientificamente dimostrato che il Papillomavirus, meglio conosciuto con la sigla HPV, è uno dei più comuni agenti virali di malattie sessualmente trasmesse, in grado di causare il papilloma ed il carcinoma del collo dell’utero e della vescica. A causa dell’elevata resistenza al di fuori dell’organismo umano si ritiene che l’HPV possa essere trasmesso anche per vie diverse da quella sessuale. Nella popolazione femminile, a livello mondiale, circa il 15% delle morti per cancro sono dovute a tumori del collo dell’utero. Poiché la presenza dell’HPV è posta in relazione alla possibile insorgenza di tale tipo di tumore la ricerca di questo virus costituisce un efficace strumento di prevenzione di questa temibile malattia, che grazie ad un’efficace e costante prevenzione oggi è in costante decremento. Prima dell’avvento del metodo di biologia molecolare Polimerase Chain Reaction (PCR), la diagnosi di infezione da HPV si faceva indirettamente sullo striscio tramite la ricerca di particolari cellule della cervice uterina modificate dal virus, dette coilociti. Purtroppo, nel corso d'infezione da Papillomavirus non sempre si evidenziano tali cellule e spesso, se presenti in scarsa quantità, possono sfuggire anche all’occhio del citologo esperto: ciò giustifica quel 20% di risultati falsamente negativi nonostante la presenza del tumore, soprattutto se si trova nelle fasi iniziali. La stessa colposcopia, se da un lato si dimostra utile per evidenziare le modificazioni epiteliali pre-neoplastiche, dall’altro non fornisce alcuna informazione sugli stadi precoci dell’infezione e sul genotipo virale che oggi può essere agevolmente identificato nei laboratori clinici con le recenti tecniche di biologia molecolare. Solo la conoscenza della biologia dell’HPV, delle modalità di trasmissione e dei metodi diagnostici preposti a rivelare la presenza di questo virus oncogenetico consentirà a medici di famiglia, ginecologi ed uro-andrologi di potere attuare un’efficace prevenzione dei tumori HPV-indotti.

 

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