Sicurezza e legalità


Autori:
A cura di: Paolo De Nardis,
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Cultura, Società e Ricerca
Genere:
Data di pubblicazione: 2015
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 136
ISBN: 978-88-6318-216-3

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Abstract 

Nel secondo dopoguerra, con l’introduzione in Italia di elementi della cultura statunitense – i film dell’epopea del West prima, poi i film di guerra e infine i film e telefilm d’azione e i videogames – le armi cessano di essere mezzi di utilità e svago per divenire, nell’immaginario collettivo, strumento di morte. Nel contempo il terrorismo e gli “anni di piombo” portano a irrigidire ulteriormente la normativa sulle armi, rafforzando il controllo già previsto dal fascismo e a esso sopravvissuto. Le armi escono quindi dalle case degli italiani: la doppietta dietro la porta o appesa sopra il camino viene chiusa nell’armadio blindato, sparisce dalla vista. Tra gli italiani e le armi si scava un fossato, si determina una distanza cognitiva che rafforza la visione negativa delle armi generata dalla cultura dell’intrattenimento statunitense. Le armi cominciano a far paura, vengono considerate come oggetti carichi di negatività, da cui tenere lontani i giovani per evitare che ne siano corrotti. Lo stato sociale maturo ha generato un modello di tutela sociale in cui il rischio percepito prende il posto di quello reale nella progettazione delle politiche pubbliche, e qualsiasi azione individuale che possa comportare un rischio potenziale viene scoraggiata e ingabbiata in severe e complesse regole di comportamento.

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