Cibo e pratiche alimentari tra diritto e religione


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Collana: Storie del Diritto
Genere:
Data di pubblicazione: 2015
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 160
ISBN: 978-88-6318-191-3

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Abstract 

Sotto il profilo terminologico e rispetto ai problemi che suscita, in che modo il cibo fu “oggetto” di una specifica attenzione nella lunga stagione dello ius commune? Quali furono le categorie interpretative che questa secolare cultura giuridica approntò per disciplinare il suo uso? Quali le “domande di giustizia” a cui pretese di dare una risposta? Il consumo del cibo — profilo centrale di tutti i complessi religiosi per le sue ineludibili connessioni con il mondo degli affetti, degli istinti primari e della morale — rappresentò quasi naturalmente uno dei tanti pilastri intorno al quale la raffinatissima scienza giuridica di antico regime si interrogò su facultates agendi e articolò una rete protettiva di norme restrittive e permissive. Con uno speciale focus sulla riflessione canonistica e teologico-morale dell’età premoderna, guardando alla sua prospettiva teorica —contraddistinta nelle sue molte varianti dall’originaria tensione escatologica —, e al “soggetto” postulato dalla sua antropologia — tra permanenze e cambi di volto —, questo libro si propone di tematizzare (e problematizzare) alcuni aspetti di un paesaggio tanto resistente all’usura della longue durée quanto frastagliato nei suoi disseminati tòpoi.

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