Impresa agricola e fondo rustico


Autori: Vittorio Emanuele Ragusa,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Economia Territorio Ambiente
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: 28/10/2013
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 224
ISBN: 978-88-96950-68-5

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Abstract 

La questione della rilevanza del fondo rustico nell’impresa agricola aveva diviso i giuristi del secolo scorso, ma sembra aver perso interesse dopo la riforma legislativa del 2001. Se infatti la versione originaria dell’art. 2135 lasciava poco spazio ad interpretazioni che consentissero di riconoscere qualifica agricola a coltivazioni in serra, ad allevamenti in batteria, e in genere a forme di agricoltura non “territoriale”, il testo nato dalla riforma non esige più l’utilizzo del fondo. La giurisprudenza nei suoi pronunciamenti più recenti si è adeguata all’innovazione legislativa. Qualche autore però ha tratto spunto dal nuovo dettato della norma per suggerire l’idea che l’opera riformatrice del legislatore abbia trasfigurato l’impresa agricola, attraendola nella sfera della commercialità. Secondo questa prospettiva, in caso di insolvenza, l’impresa agricola non potrebbe più sottrarsi al fallimento. Nella convinzione che sia possibile una lettura diversa, questa ricerca recupera attraverso l’analisi storica le ragioni intime della distinzione fra agrarietà e commercialità, e le individua nella valenza patrimoniale dell’esercizio tradizionalmente territoriale dell’agricoltura. Il confronto con la legislazione speciale in materia previdenziale, tributaria, creditizia, e l’incrocio di questi dati normativi con l’art. 2135 restituisce poi evidenza alla perdurante necessità dell’impiego concreto del fondo, e proprio nella presenza di un patrimonio essenzialmente immobiliare riconosce la ragione giustificatrice fondamentale dell’esenzione dalle procedure concorsuali.

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