Il tramonto del nomos eurocentrico


Autori: Claudia Terranova,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Le Bussole
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: 31/10/2013
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 200
ISBN: 978-88-96950-63-0

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Abstract 

Nell’orizzonte globale in cui viviamo potrebbe sembrare che il pensiero di Carl Schmitt non abbia più nulla da dirci, così tenacemente radicato com'è nelle categorie del Moderno. In queste pagine l’Autore ha invece cercato di mostrare come alcuni aspetti della globalizzazione si possono comprendere solo se vengono analizzati con le lenti della riflessione schmittiana. Questo non significa ricavare dal pensiero di Schmitt le risposta alle sfide che la globalizzazione oggi ci pone, ma significa approfondire le sue analisi e riconoscere la preveggenza della sua diagnosi. Solo accostandosi a Schmitt – sostiene l’Autore – è possibile fare luce sull’ambiguo e spesso strumentale uso di concetti come “guerra”, “pace”, “democrazia”, “terrorismo”, dei quali abusa la sovranità imperiale degli Stati Uniti. Soltanto attraverso Schmitt è possibile dare senso e restituire “forma” a concetti che la dimensione globale ha trascinato in un caos concettuale e ideologico. Se la globalizzazione non è un orizzonte paradisiaco ma assume sempre più i caratteri di un’“occidentalizzazione del mondo” che traccia i confini tra i ristretti spazi dell’opulenza e i grandi spazi della povertà, la ragione è del tutto chiara: la globalizzazione è un concetto ideologico del quale è possibile rintracciare la genesi soltanto con l’aiuto di Schmitt. Se intendiamo “contenere” l’irrefrenabile spinta verso l’Uno e intravedere orizzonti che non siano soltanto quelli del capitale finanziario, se crediamo possibile ripristinare uno jus gentium valido per i nomadi dell’epoca globale, è a Schmitt che dobbiamo volgere lo sguardo. Potremmo così sperare che il destino del mondo non sia l’uniformizzazione del pianeta, ma una pluralità di ‘grandi spazi’. È dunque assieme a Carl Schmitt – conclude l’Autore – che forse è possibile edificare un «nuovo regno», entro il quale nuove forme politiche siano in grado di porre fine al potere legibus solutus di un unico padrone del mondo.

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