Verga


Autori: Andrea Manganaro,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Scrittori d'Italia
Genere: Saggistica
Data di pubblicazione: 11/11/2011
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 224
ISBN: 978-88-7796-537-0

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Abstract 

Fu lunga l’esistenza di Giovanni Verga. Salutò, ventenne, l’arrivo di Garibaldi in Sicilia e arrivò a vedere sorgere il fascismo. Iniziò a scrivere giovanissimo, nella sua città natale. A Catania, a Firenze, a Milano realizzò molteplici opere (tutte presentate in questo volume, in successione cronologica, connesse con la biografia dell’autore, la situazione storica, i nodi problematici dell’interpretazione). Verga diede però vita ai suoi capolavori in un solo decennio, quando dalla moderna Milano delle «Banche» e «Imprese industriali» si rivolse a narrare, «con la mente», «da lontano», il mondo arcaico-contadino della sua terra. Ci consegnò così una straordinaria rappresentazione di una particolare realtà sociale, determinata storicamente (quella della Sicilia di fine Ottocento). E compì un’originalissima operazione di “traduzione”, linguistica e antropologica, funzionale ai bisogni conoscitivi della nuova Italia postunitaria. Ma la ricchezza di significati delle sue opere maggiori non è circoscrivibile al momento della loro produzione. I suoi vinti dalla «fiumana del progresso» dimostrano di essere portatori di domande di senso anche per noi. Ci troviamo, noi e loro, in due opposti angoli visuali. Gli eroi di Verga scorgevano la modernità nella fase iniziale, mentre irrompeva in un mondo fino ad allora immutabile. E scoprivano il dramma dell’alienazione della roba. Noi oggi, dal punto di vista della compiuta modernità, assistiamo sempre più allo sfaldarsi dell’antico nesso tra “più” e “meglio”, tra crescita di beni materiali e miglioramento della condizione umana. Il progresso sembra essersi ridotto a un vuoto andare avanti, senza meta, senza prospettiva, e senza possibilità di ritorno. Ritroviamo così, in mezzo a noi, nel nostro tempo e nel nostro spazio, la condizione prefigurata da ’Ntoni Malavoglia all’ombra del nespolo, nel dare l’addio alla sua comunità («allora non sapevo nulla, e qui non volevo starci, ma ora che so ogni cosa devo andarmene»). E il tragico destino di Gesualdo Motta, il suo totale identificarsi con la roba, continua a porci domande sul significato dell’esistenza. Le storie e gli eroi di Verga allungano la loro ombra sul nostro presente. Sono “figura” della nostra condizione attuale. Con il suo demistificante realismo, con la sua sconsolata forza conoscitiva, con la pietà immanente alla sua opera, e mai gridata, Verga entra nella nostra vita. E, a volerlo interrogare, “parla” anche al nostro presente.

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