C. W. Mills: lupo solitario


Autori: Giampaolo Catelli,Anna Sollima,
A cura di:
Traduzioni di:
Illustrazioni di:

Collana: Formazione e Società
Genere:
Data di pubblicazione: 2005
Disponibilità: Commercio
Numero di pagine: 152
ISBN: 978-88-7796-187-7

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Abstract 

Mills è stato un sociologo posto al margine della sociologia accademica internazionale, dopo che negli anni sessanta e settanta fu esaltato come un classico del pensiero sociologico.  Alcuni critici hanno analizzato il suo pensiero come esponente di spicco del marxismo americano, anzi come l’ispiratore originale seppure indipendente di quella corrente di sinistra che diede il via ai movimenti del ’68, che costituì un establisment di studiosi, i “conflittualisti”, diventato elite del potere nelle scienze economiche e sociali, che influenzò la cultura di quel ventennio sotto la leadership di Sweezy. Infine un gruppo di critici lo considera l’esponente che mise in rilievo il ruolo delle elite nella gestione delle società e che rinvigorì e sviluppo le teorie sul potere  di Weber. La ricca produzione di studi degli anni sessanta, in particolare le analisi sulla stratificazione sociale e sulle classi, aumentò l’interesse degli studiosi, non solo di sinistra, per i contributi di Mills al punto che ne furono influenzati gli approcci teorici, ma anche la metodologia sociologica dell’analisi degli strati sociali.  Contrariamente alla scuola dell’equilibrio capeggiata da Parsons, che pose l’accento sulla stabilità delle interconnessioni funzionali e sulla integrazione, la scuola del conflitto di Lynd, Mills e Coser vede la società come un insieme di diverse istituzioni, economiche, politiche, educative e militari, scarsamente integrate tra loro, che si scontrano per la gestione del potere  e la stratificazione ò concepita come una causa costante di conflitto sociale. Nei suoi scritti emerge con prepotenza l’interesse per l’analisi dei gruppi sociali, dei movimenti culturali, delle ideologie che legano le classi sociali, ma anche il fascino della scienza sempre vissuta come prodotto della ricerca, associata alla innovazione, alla mitizzazione della creatività e dell’immaginazione. Il suo spirito libero non poteva ammettere che nell’ambito accademico esistessero preclusioni ideologiche, e soprattutto prevaricazioni da parte della cosiddetta ala sinistra della sociologia. Questa sua posizione lo rese ancora più isolato e criticato , gli vennero rinfacciati gli studi ed i suoi libri più noti, giudicati superficiali e giornalistici, fu invitato a revisionare le sue tesi di immaginazione sociologica, fu attaccato nella vita privata e nei suoi comportamenti sociali. La presente monografia si propone dunque una rivalutazione, a 40 anni dalla sua morte, del suo apporto alla sociologia economica e politica

 

 

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